Vinopolis si sta trasferendo

Salve a tutti, visto gli ottimi risultati stiamo trasformando questo blog in un vero sito internet. Se avete ancora intenzione di seguirci vi chiediamo la cortesia di connettervi quando potete su http://www.vinopolis.co e iscrivervi nuovamente alla nostra mailing list (nella colonna di destra). Riceverete dalla prossima settimana in poi le nostre news solo se effettuerete questo passaggio. Ci scusiamo per questo disservizio, sperando di non perdervi vi auguriamo buona giornata!cropped-vinopolis-co.png

Cantina del Tufaio: piccola realtà di buona qualità.

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Continuo il mio viaggio per le realtà laziali per due motivi, il primo la vicinanza, secondo per scoprire le qualità “nostrane”. Il Lazio, come più ho volte detto in altri post, sta ancora pagando lo scotto dovuto ad una politica produttiva che dagli anni 60 si era dedicata alla quantità invece che alla qualità dovendo soddisfare le richieste di un bacino vasto come Roma. Ma ormai la rotta d’inversione sta prendendo luogo, molti produttori hanno cominciato da più di 10 anni a lavorare le proprie terre con quelle attenzioni che si avevano prima della guerra e che facevano dei vini laziali prodotti di ottima qualità. Credendo fortemente nelle potenzialità della mia terra, ho deciso di andare vicino Zagarolo, a visitare l’azienda Cantina del Tufaio, posseditrice di 3 ettari di superficie vitata. Una realtà davvero piccola, l’azienda sembra una casa privata, dove si viene accolti con molta cordialità.

Incontro subito Claudio Loreti, che ha ereditato l’azienda dal padre e che dal 1994 ha deciso di investire nella produzione del suo vino. Ristrutturazione del casale e vigne tradizionali situate ad un’altezza di 300 metri sul livello de mare, su terreno tufaceo riescono a dare vini di comprovata qualità, nonostante i più penseranno essere in territorio “di poca fama”: Zagarolo.

Claudio mi ha lasciato degustare i vini in totale autonomia, non volendo quasi disturbare il mio lavoro, dopo si è aggiunto e abbiano iniziato a parlare come fossimo stati amici da tanto.
Dividendoci una bottiglia del suo anNikè (ne parleremo dopo) abbiamo parlato delle difficoltà che molti produttori locali hanno nel far apprezzare i propri prodotti, frutto di lavoro selezionato e attento; difficoltà dettata da pregiudizi e poca attenzione (ancora) dei ristoratori locali, che non hanno spesso il coraggio di investire nell’orgoglio regionale. La conversazione da professionale è diventata poi amichevole e si è parlato anche delle nostre vite private. Come lo stesso Claudio ha detto, mi devo ricordare che un vino spesso sembra eccezionale anche per il contesto in cui è stato bevuto. Beh, la sua ospitalità ha resto tutti i vini eccellenti ed è per questo che ho deciso di descriverli solo avendoli bevuti nuovamente a casa, scindendo un fantastico “pranzo” da un’ulteriore degustazione. Beh, non mi sono stupito del fatto che, anche a casa, la mia idea non abbia subito alcun ripensamento, i vini prodotti da Claudio sono tutti di più che buona qualità, e senza perdermi in ulteriori parole passo ora a descriverli:

amMaria, Lazio IGP – 2013

Gradazione: 14,5%
Prezzo: 13 euro in cantina
Bottiglie prodotte 600
Vitgini: Cabernet Sauvignon 80%, Merlot
Altre Informazioni: 13 mesi in Barriques di primo passaggio.

Il colore è rosso porpora e gli aromi sono tutti orientati su frutta rossa come more e ciliegie. In seconda mano escono fuori delicati sentori vegetali, erbacei e balsamici. Caldo ha un tannino moderato e ben integrato, buona la persistenza, e la freschezza vince sulla sapidità. Vino molto buono.

Casale Tiberio, Lazio IGP – 2013

Gradazione 14%
Prezzo: 10 euro in cantina
Bottiglie prodotte: 2500
Vitigni: Merlot 60% e Cabernet Sauvignon 40%
Altre info: sei mesi in Barriques di secondo passaggio

Colore che rispetto al vino precedente è di un rubino scuro. Amarena, rose e note balsamiche. La freschezza è la caratteristica principale e il sapore fruttato viene confermato anche in bocca. Tannino presente e maturo. Vino Buono.

Tufaio, Lazio IGP 2013

Gradazione: 12,5%
Prezzo: 8 Euro in cantina
Bottiglie prodotte: 7000
Vitigni: Malvasia del Lazio e Grechetto.
Altre Informazioni: Acciaio 5 mesi.

Intenso e sufficientemente complesso orienta il naso su frutta calda come pompelmo e agrume estivo. Caldo e morbido è un vino (base) di buona qualità che non delude nemmeno in freschezza, sapidità e persistenza. Il naso è nel complesso buono, ma l’intensità vince sulla complessità. Vino buono.

anNikè, Lazio IGP – 2013

Gradazione: 13%
Prezzo: 13 euro in cantina
Bottiglie: 600
Vitigno: Sauvignon Blanc 100%
Altre informazioni: Acciaio per 8 mesi. Questo vino nasce a causa di un’annata negativa, che a ridotto di 2/3 la produzione di questo vitigno, usato solitamente come taglio. Il risultato è stato che tutte le caratteristiche organolettiche si siano concentrate in quei pochi grappoli che ci hanno regalato queste 600 bottiglie. Una fortuna nella sciagura di grandinate ostili, poiché ha tirato fuori un grande vino.

Colore paglierino con riflessi verde oro. Ad una degustazione alla cieca nessuno lo avrebbe catalogato probabilmente, di prima istanza, ad un Sauvignon Blanc. Inizialmente un bergamotto di cosmica imponenza sembrerebbe far peccare questo vino in complessità, ma basta lasciarlo riposare nel bicchiere per avere poi i tipici sentori vegetali/balsamici del vitigno. In bocca è altrettanto soddisfacente regalando una buona mineralità e persistenza. Vino molto buono.


Cantina del Tufaio
Via Cancellata di Mezzo 30, 00039 Zagarolo
http://www.cantinadeltufaio.it
info@cantinadeltufaio.it
tel: 069524502
Visita su prenotazione.

Enografia del Trentino Alto Adige

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Anche se politicamente il Trentino Alto Agide è considerata un’unica regione, in ambito enografico dobbiamo ben distinguerle per le varietà e qualità di vini che offrono.

Trentino

Trentino

La Valle dell’Adige parte dall’Austria e attraverso il Brennero arriva in Italia. Un lungo corso scavato nel tempo dal fiume che ha creato uno scenario di di montagne che ripidamente scendono verso il basso, dove troviamo le colline che ospitano le viti ed infine il fondo falle, fulcro delle attività locali. I migliori vigneti si collocano aggrappati alle colline. Tutta l’area confluisce in una DOC Trentino che offre un ventaglio di varietà eterogenee. Buona parte della produzione è a base di Pinot Nero / Bianco e Chardonnay per il Trento Spumante importantissima realtà ormai secolare, dove Giulio Ferrari nel lontano 1902, produsse il primo vino spumante italiano. La doc prevede la seconda fermentazione in bottiglia per almeno 24 mesi o 36 in caso della riserva. Ne esce uno spumante con perlage fine e persistente, con profumi fragranti e tostati e sapore vivace. La produzione raggiunge 8 milioni di bottiglie circa.

Altro vino del Trentino è il Marzemino, prodotto nella zona di Rovereto. E’ uno dei vini storici del trentino, di color rosso rubino e dal profumo di mandorle e viola. Invecchia per 2/3 anni e le vigne di produzione sono collocate in zona collinare e allevate a pergola. Segue poi l’altro contendente del titolo di vino del Trentino Il Teroldego Rotaliano. Siamo a nord di Trento, precisamente a Campo Rotaliano. Rosso rubino, intenso con note speziate, floreali e fruttate ha caratteristico il suo sapore ammandorlato e amarognolo.

Alto Adige

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L’Alto Adige è una delle zone vinicole più a nord del nostro paese. Si usano molti vitigni internazionali, specialmente bianchi che stanno riscuotendo grande successo grazie alla mirabile qualità che si sta raggiungendo. La coltivazione delle viti può arrivare fino a 1000 metri, le sponde collinari/montuose sono ideali per vitigni come riesling, sylvaner. Verso le parti più basse ottimo è il clima per gli chardonnay e i pinot bianco e gris.

Pinot Nero Alto Adige

Il pinot nero, grazie all Borgogna, è probabilmente il vitigno più famoso al mondo, e molte regioni che possiedono terroir favorevoli alla sua coltivazione, come ad esempio una posizione collinare non si fanno scappare l’occasione di allevarlo. Il sistema di allevamento utilizzato è quello guyot (proprio come i cugini di oltralpe). La qualità dei pinot nero altoatesini riesce a raggiungere ottimi livelli. Col suo rosso rubino, note vinose, di frutta come lampone, ciliefia, viola, chiodi di garofano rendono questo vino piacevole già al naso. Il fruttato si conferma nella bocca, dove anche qui solitamente si ha una lieve tendenza amarognola.

Traminer Aromatico Alto Adige (Conosciuto come Gewurztraminer).

E’ forse il vino che i meno esperti associano all’Alto Adige. Vitigno aromatico il Traminer riesce ad accattivarsi molte persone proprio per il profumo caratteristico con ricordi di litchi, rosa, moscato, artemisia e anche per la sua facile beva. Siamo nella zona di Termeno, ma anche nella valle dell’Isarco dove l’allevamento a pergola è il più diffuso.

Lagrein Alto Adige

E’ uno dei vini DOC particolari di questa regione. Col suo colore rubino intenso ha un profumo gradevole e un corpo pieno. Cresce nei terreni del fondovalle, dove trova il suo habitat ideale, essendo autoctono della zona.

Ci sono altri vini dell’Alto Adige che menzioniamo brevemente. A bacca bianca esistono il Sylvaner, lo Chardonnay e Moscato Rosa (come dice il nome non è a bacca bianca). Tra i rossi non possiamo non citare l’uva Schiava, Cabernet, Caldaro.

Il Timorasso Darthona: La firma di Walter Massa

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DerthonaPer chi è addentrato nel mondo del vino questo post probabilmente non dirà nulla di più di quanto conosca, ma per chi si sta avvicinando solo ora potrebbe essere  utile.

Il Timorasso è un uva a bacca bianca che è sempre cresciuta tra il Piemonte e la Lombardia, molto diffusa, tanto da essere considerata per quantità di coltivazione rivale del Cortese. Anche se in passato veniva utilizzata come uva da mensa, oggigiorno viene vinificato anche in purezza offrendo bottiglie estremamente buone e di qualità. Questo vitigno, dopo l’avvento della fillossera ha visto diminuire drasticamente la propria coltura e ora viene coltivato solamente nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

I vigneti Massa

Walter Massa decide di dedicarsi a questo vitigno dopo aver speso buona parte della sua vita a coltivare Barbera. Nel lontano 1987 decide quindi di studiare un sistema attraverso il quale rendere questo vino capace di reggere ad un modesto invecchiamento e conferirgli in ogni caso qualità. Si reca anche i Friuli per studiare il metodo di affinamento sulle fecce. Il risultato che ne esce fuori è sicuramente sorprendente.

La prima produzione è dell’87 e conta 600 bottiglie. Le annate si succedono con risultati alternanti, ma da subito si intravedono le potenzialità di un vino di livello.

Diradamenti in vigna, diraspature, maturazioni su fecce nobili, abbattimento della solforosa nella vinificazione, sono evoluzioni continue che vengono introdotte. L’annata del ’95 si inizia a vendere due anni dopo, a dimostrazione che anche un vino bianco piemontese può reggere l’invecchiamento. Dal 2000 inizia la produzione dei suoi cru di alto livello.

Sulla scia di Walter Massa altri produttori della zona riscoprono il Timorasso: oggi sono in tutto una trentina e la superficie coltivata nei Colli Tortonesi è passata da un ettaro a 60 ettari, su una superficie vitata totale di circa 2.000 ettari (di cui 1.500 coltivati a Barbera).

Ieri a cena con amici ho avuto la possibilità di bere l’annata 2011.

Il vino

Derthona 2011 – Vigneti Massa
Timorasso 100%
Vol. 14%
Prezzo in enoteca (al tavolo) 25€

Colore giallo paglierino, intenso e consistente. Ottima l’impressione visiva che trova conferma al naso dove sentori di agrumi, tiglio, mandorla e minerali si susseguono l’uno dopo l’altro. In bocca regna la persistenza di questo vino data dalla componente minerale che non lo lascia dimenticare facilmente. Abbinamenti ideali sono pesce cotto al vapore, crostacei, formaggi semistagionati (no erborinati). Vino molto buono.


English

For anyone who is moving into the world of wine this post probably will not say anything more, but for anyone who is approaching just now might be useful . Timorasso is a white grape that has been growing between Piedmont and Lombardy , widespread enough to be considered rival of Cortese grape . Although in the past it was used as a table grape , today is also vinified in purity offering bottles of extremely good quality . This vine , after the advent of phylloxera has seen dramatically decreased its area and now is grown only in the provinces of Asti , Alessandria and Cuneo .

The vineyards  Walter Massa decided to devote himself to this vine after spending much of his life to cultivating Barbera . In 1987 decides to study a system by which this wine could stand up to a modest aging, studying in Friuli the method of aging on lees . The result that comes out is definitely amazing . The first production was in 1987 with only 600 bottles . Vintages succeed with alternating results , but now we can see the potential of a class wine . Thinning in the vineyard , diraspature , maturation on lees , reduction of sulfur dioxide in wine making , are continuing developments that were introduced. Since 2000 started the production from its high level cru. After Walter Massa other producers in the area rediscovered Timorasso. Yesterday at dinner with friends I had the chance to drink the 2011 vintage.

Description

Derthona 2011 – Vigneti Massa
Timorasso 100%
Vol. 14%

Pale yellow, intense and consistent. Excellent visual impression that is confirmed by the nose where hints of citrus , lime, almond and mineral follow one after the other . In the mouth reigns persistence of this wine given by the mineral component that will not let it forget easily . Ideal combinations are steamed fish , shellfish , aged cheeses ( no blue cheeses ) . 87/100.

Il buon Frascati (e non solo) di Casale Marchese

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Su via di Vermicino n°68, ai piedi di Frascati, dietro ad un cancello grande si accede ad una strada sterrata, circondata da ulivi e vigne, che in salita conduce verso il casale dell’azienda. Un piccolo spaccato di campagna che si estranea dalla città sottostante. Non lontano c’è la famosa vela di Calatrava, la Tuscolana e la Casilina. Eppure qui si riesce a “staccare” da Roma e si entra in un posto tranquillo in grado di offrire grandi prodotti.

Il Casale e tutta l’azienda appartengono alla famiglia Carletti che da generazioni è dedita alla produzione di vino. Azienda che sta puntando a prodotti di qualità riconvertendo i sistemi di allevamento e facendo leva proprio sul Frascati Superiore DOCG, che occupa il 90% delle superfici vitate. Non mancano ovviamente vitigni internazionali quali Chardonnay, o da taglio bordolese. In ogni caso ciò che accomuna il tutto è la grande godibilità finale.

Ad accogliermi c’è Claudia Hausen che mi ha guidato lungo la storia di questo casale costruito nel lontano 500 dal Marchese Emilio de Cavalieri (compositore). Scelse questo posto che all’epoca si affacciava sull’antica via Labicana, della quale si vedono ancora le tracce. Nel 1800 la tenuta passò in mano all’attuale famiglia.

Durante il mio piccolo itinerario storico si è aggiunto l’enologo Paolo Peira, che ha preso le redini per condurmi  in vigna e poi nella cantina, spiegandomi i passi importanti che sono stati fatti negli ultimi 15 anni, con investimenti tanto su attrezzature e macchinari oltre che sui vigneti. Lavoro che mira a ridurre la resa per pianta a massimo 2/3 kg in modo da essere certi di offrire un prodotto di qualità. (dopo la galleria segue la descrizione dei vini).

Schermata 2015-01-07 alle 18.21.26Frascati Superiore DOCG 2013, Casale Marchese

Uve: Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano, Bonvino, Bellone
Vigneti: viti allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.
Vinificazione: Raccolta manuale in cassette forate da 15kg. Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di mosto. Illimpidimento statico e separazione dei fondi. Aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (una settimana circa). Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di dicembre. Imbottigliamento su più lotti a partire da gennaio, fino a giugno. Commercializzazione dopo un mese dal primo imbottigliamento.

Ciò che colpisce immediatamente di questo Frascati è la componente aromatica, intensa e complessa che risulta essere tropicale/burrosa, erbacea e “aromatica” rispetto ad altri Frascati. Un naso piacevole che sin da subito crea aspettative sul palato, che vengono confermate da buona persistenza e sapidità. Il colore, che in questa descrizione abbiamo lasciato per ultimo è giallo paglierino/oro. Vino molto buono.

Clemens, IGT Lazio Bianco, 2012Schermata 2015-01-07 alle 18.22.25

E’ il vino per cui i produttori vanno orgogliosi, misto di autoctonia e internazionalità, essendo un blend di Chardonnay e Malvasia del Lazio.

Uve: Malvasia del Lazio, Chardonnay

Vigneti: Vigneti di proprietà dell’Az. Agr. Casale Marchese, le viti sono allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.

Vinificazione: Raccolta manuale in cassette forate da 15kg. Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di mosto. Illimpidimento statico e separazione dei fondi. Aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (una settimana circa). Affinamento su fecce fini per quattro mesi. Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di aprile. Imbottigliamento nel mese di maggio. Commercializzazione nel mese di novembre.

Il clemens concentra tutta la sua aromaticità su note di frutta tropicale ananas e melone. Buona l’intensità olfattiva, che si concentra sul fruttato. In bocca si ha l’immediata conferma di quanto il naso ha già anticipato. Ben equilibrato, gradevole, convince sin dal primo sorso, dove non sembra mostrare grossi disequilibri nonostante la sapidità dettata dal terreno. Vino molto buono.

Schermata 2015-01-07 alle 18.23.17Rosso Eminenza 2012

Uve: Merlot, Cabernet Sauvignon, Cesanese, Montepulciano
Vigneti: Vigneti di proprietà dell’Az. Agr. Casale Marchese, le viti sono allevate a cordone speronato, su un suolo di origine vulcanica. Densità ceppi/ha 4.000. La resa media di uva per ceppo è di 2 kg.
Vinificazione: Raccolta manuale. Diraspa-pigiatura e aggiunta di lieviti selezionati. Fermentazione alcolica termocontrollata (24-26 °C). Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di vino. Fermentazione malolattica in acciaio inox. Stabilizzazione tartarica a freddo nel mese di febbraio. Assemblaggio ed imbottigliamento nei mesi di febbraio – marzo.

Frutta rossa come ciliegia e prugna sono le predominanti olfattive. In bocca buon equilibrio lo rendono gradevole e di pronta beva. Tutto sommato avvolgente, morbido con tannino evidente ed equilibrato. Vino buono.

Consiglio a chiunque abbia la possibilità di andare a visitare questa realtà vinicola importante dell’hinterland romano, approfittando della grande accoglienza di tutti, compresa quella di Alessandro Carletti, ricordandovi di prendere appuntamento e di telefonare per avere ulteriori informazioni sulle modalità di svolgimento della visita.


Azienda Agricola Casale Marchese

Indirizzo: Via di Vermicino, 68 – 00044
Frascati (Roma) – Italia
Telefono e fax: (+39) 06 9408932
E-mail: info@casalemarchese.it

Bela Burja: vino sloveno dalla valle di Vipacco.

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Terreno Burja

Breve introduzione alla cantina

Siamo nella valle di Vipacco, una vallata che si estende da Gorizia a Vitozza in Slovenia, e questo vino viene prodotto al di la’ del confine italiano, dalla famiglia Primòz Lavrencic che si stanziò qui sin dal 1499 praticando agricoltura e lavorazione del ferro.

I terreni della tenuta  poggiano su strati di flysch, con alcune differenze. Nella base rocciosa del terreno a Zadomajc e Ravno Schermata 2015-01-06 alle 21.49.56Brdo si alternano arenarie e marne; soprattutto marne, pertanto il terreno risulta più compatto e incline alla ritenzione idrica.
La situazione a Stranice è simile, ma in questo caso vi è una prevalenza di marna rispetto all’arenaria, pertanto il terreno si presenta leggermente più pesante e più umido.
La vigna di Golavna è la più grande ed è anche quella che si distingue maggiormente dalle altre. Il terreno poggia su uno strato di arenaria più dura e più resistente,
pertanto risulta più sottile, più leggero e più asciutto. Mediante l’aratura in profondità si arriva più vicini alla base rocciosa riuscendo a mescolare meglio il terreno con la roccia madre. Per questo il terreno a Golovna è più ricco di carbonato di calcio anche in superficie, a differenza delle altre zone dove è andato a depositarsi quasi del tutto negli strati inferiori.

Descrizione del vino

Burja Bela 2011, Primòz Lavrencic

13,5% Vol.
Uve: Ribolla, Malvasia e Riesling Italico.
Vigneti vecchi da 20 a 50 anni (Ravno brdo di oltre 20 anni e Stranice di oltre 60 anni di età)
Sistema di allevamento: Guyot
Resa: 50 quintali per ettaro di media
Vinificazione: 18 mesi in botte con fermentazione spontanea.
Colore dorato e subito all’occhio risulta molto invitante. Il naso, prevalentemente fruttato è intenso e fine, invita nuovamente ad annusare i sentori di frutta calda come albicocca e pesca, poi agrumi estivi, nota minerale e lieve speziatura. In bocca continua a mostrarsi interessante, essendo bilanciato, piacevole non necessariamente da abbinare a qualcosa. Buona anche la persistenza, che forse tra le tante qualità è quella che “spicca di meno”. Nel complesso nulla da eccepire o togliere a questo vino che a mio giudizio risulta essere molto buono.
Burja Bela 2011

Posestvo Burja,
Primož Lavrenčič

PODGRIČ 12
Si-5272 PODNANOS, Slovenia
e-mail: info@burjaestate.com
GSM: 00386 (0)41 363 272
Id. št. za DDV: SI81400306
KMG MID: 100921806

I Cesanese di Olevano della cantina Migrante

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L’azienda

Una realtà Laziale che merita di essere conosciuta, la cantina Migrante ha sede in quel di Olevano Romano, paese situato a sud di Roma.

L’Azienda si estende su un territorio prevalentemente collinare su cui cresce il Cesanese di Olevano. La variegata natura dei terreni (limosi, argillosi ed in parte calcarei derivanti da formazioni vulcaniche) unita ad un clima caratterizzato da contenute ma persistenti escursioni termiche, rendono questo territorio particolarmente idoneo alla viticoltura e alla produzione di un vino dalla spiccata personalità.

Il Cesanese è il vitigno rosso autoctono per eccellenza del Lazio, si pensa sia nato in tempi antichi sulle colline che circondano Roma. Sono tre le DOC che nascono da questo vitigno: Cesanese del Piglio, di Affile e di Olevano Romano.

Migrante è un’azienda che nasce nel 2000, quando Lorenzo Fanfarili e suo cognato decidono di rendere produttivi i terreni di famiglia. Lavoro e dedizione indirizzate alla qualità con rese massimo del 65% e intensità a meno di 80 quintali per ettaro.

La cura e l’attenzione si vedono anche da etichettatura, volantini e buste preparate per presentare i loro prodotti ai mercati della terra di Slow Food, dove potete trovare Lorenzo a Ciampino e Santa Maria delle Mole.

Descrizione dei vini:

Consilium Migrante

Cesanese “Consilium”

Cesanese di Olevano Romano DOC “Consilium” – 2010.

Rosso rubino con unghia color granato, compatto e limpido. Naso piacevole con i tipici sentori del Cesanese come rose, viole e frutta rossa matura. Entra morbidamente in bocca con un tannino delicato. Moderata la sapidità che lascia spazio a buona freschezza. E’ vinificato in acciaio dove matura poi per due anni, segue in bottiglia per almeno 12 mesi.
Costo dal produttore 8 euro, vino buono.

Cesanese di Olevano Romano DOC “Consilium” – 2008

Nasce da vigneti allevati a cordone speronato con uve attentamente selezionate. Vinificato in acciaio, matura in piccole botti di rovere per un anno. Si travasa nuovamente in acciaio dove decanta per 12 mesi e per stare poi 1 anno in bottiglia.
Il colore è granato, unghia leggermente scarica, ma  consistente, trasparente e limpido. Al naso molto elegante. Il bouquet aromatico si ampia e infittisce. Le rose e le viole diventano mature, la frutta in confettura e si affacciano note spezie e vaniglia. Ottimo in bocca dove l’eleganza e l’equilibrio non deludono. Un vino molto buono. Costo dal produttore 10 euro.

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Cesanese “Sigillum”

Cesanese di Olevano Romano DOC – “Olevano”, 2008

E’ il Cesanese in versione vendemmia tardiva. Color granato, tra consistente e denso ha un odore che vira su note tostate, prugna, ciliegie sciroppate, caffè. Delicato in bocca, dove non risulta eccessivamente dolce. Moderato nella persistenza.
Vino buono. Costo 12 euro dal produttore.


Azienda Agricola Migrante
Contrada Formale snc
00035 Olevano Romano (RM)
Telefono/Fax: 06.95.63.583
Cellulare: 339 6071424
Cellulare: 338 5223330
Mail: info@migrante.it

Colle alle Macchie 2005: Quando il Sagrantino invecchia bene.

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E’ solo un piccolo post. Ho avuto l’opportunità di comprare delle bottiglie della vendemmia 2005 del “Colle alle Macchie” di Tabarrini. Un vino con 9 anni e qualche mese, uno dei miei Sagrantino di Montefalco preferito che però avevo sempre degustato con annate “recenti”.

Viene prodotto da vigneti esposti a Sud in una delle principali tenute dell’azienda. Viti esposte al sole e alimentate da un terreno limoso argilloso che conferisce buona sapidità e capacità di invecchiamento. Non viene commercializzato prima di sei anni dalla vendemmia dopo che viene lasciato per oltre 36 mesi in botti grandi di rovere francese per continuare poi in bottiglia per altri 36 mesi.

La degustazione

Il colore è impeccabile, rosso rubino che non cede nulla al granato se non una lieve unghia, nonostante l’età. Impenetrabile, compatto e denso; lievi i depositi.

Al naso inizia leggermente chiuso, l’odore di humus, foglie bagnate ha un predominante non indifferente. Pochi minuti dopo il paesaggio olfattivo si fa più ampio ed ecco che escono fuori i fiori (rose e viole appassite), frutta (more, mirtillo e cassis in confettura) e via a tutte quelle note terziarie ormai presenti come substrato olfattivo costante. In una terza fase nuovamente sentori di cuoio, humus, terra bagnata e foglie di tabacco.

In bocca il tannino si mostra in tutta la sua forza, come il Sagrantino vuole, ma lievemente piegato dalle curve del tempo, che lo rendono più tenue e delicato. La persistenza è buona, così come l’intensità. A mio parere da bere ora, non so se con qualche anno in più possa mantenere il suo tipico carattere. Un buon inizio di 2015.


English

It’s just a little post . I had the opportunity to taste the 2005 vintage of ” Colle alle Macchie ” produced by Tabarrini . A 9 years old wine , one of my fav Sagrantino, which I tasted only on early vintages . It is produced from vineyards facing south in one of the main company’s estate. Screws exposed to the sun and powered by a silty clay soil that gives good flavor and aging potential . It is sold six years after the harvest after that is left for more than 36 months in French oak barrels and then continue in the bottle for another 36 months.

Description

The color is impeccable , ruby red, it doesn’t give anything to garnet but a slight nail, despite his age . Impenetrable , compact and dense ; minor deposits . The nose starts slightly closed , aromas of humus , wet leaves has a considerable initial predominant . Few minutes after the olfactory “landscape” becomes wider and here come out flowers ( roses and violets wilted ) , fruits ( blackberry, blueberry and cassis jam ) and again all those tertiary notes. In a third step again hints of leather , humus , wet earth and tobacco leaves . On the palate  tannin sets off in all its force , as the Sagrantino wants , but slightly bent by the curves of the time , making it more soft and delicate . Persistence is good , as well as the intensity . To drink now. A good start for my 2015 .

Un anno assieme: grazie!

E’ nato per gioco, è nato per scherzo, ma in un anno di attività siete passati sul blog in 18.000, 50 persone al giorno, due classi da 25, oppure 6 volte il Sidney Opera House nel totale. Sono soddisfatto di questo mio piccolo risultato. Grazie a tutti, davvero. Claudio Bonifazi

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Non sai come conservare il vino? Usa il Condom

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Ebbene si questo titolo non è uno scherzo. Ci troviamo a Dallas dove madre e figlia hanno deciso di creare una sorta di preservativo per conservare le bottiglie aperte. Stessa confezione, stesso nome, simil materiale e (ovviamente) diversa lunghezza. Il wine condom viene venduto via web sul sito http://www.winecondoms.com ed è già “sold-out” negli states. Pratico, a differenza di altri già noti può essere riusato per 2/3 volte. Le uniche due precauzioni sono che non ha poteri contraccettivi e che vale solo per i vini fermi: non reggerebbe la C02 emanata da eventuali spumanti.

Idea simpatica e forse goliardica. Ma se dovesse risultare funzionale, vi ci vedreste ad usarli, magari davanti a vostri clienti?

Fonte: http://licoresreyes.es/ – Sito originale http://www.winecondoms.com

Franciacorta Fratus Brut DOCG: Franciacorta BIO

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Mi sono imbattuto per caso in questa azienda, visto che mia sorella ha deciso di regalarmi la versione Brut per Natale. Piacevole scoperta devo dire.

L’azienda “La Riccafana” di Riccardo Fratus è situata sul versante a sud del  monte Orfano e dal 2006 ha ottenuto la certificazione biologica da parte dell’Istituto mediterraneo di certificazione (IMC). Oltre alla versione non millesimata del brut, sempre della stessa cantina si possono trovare:

Schermata 2015-12-29 alle 14.22.23Franciacorta Brut DOCG Fratus

Varietà delle uve: chardonnay 85% – pinot nero 15% – metodo biologico.

Zona di produzione: terreni collinari situati sul Montorfano, in una delle più caratteristiche zone della Franciacorta, in comune di Cologne (BS).

Tecnica di produzione: viene ottenuto dalla spremitura di uve chardonnay e pinot nero vinificate in bianco.
Il mosto così ottenuto viene fatto fermentare a bassa temperatura (14°/ 16° c).

Caratteristiche organolettiche:
Colore:
paglierino più o meno carico con riflessi verdognoli.
Perlage: persistente, fine e veramente abbondante.
Profumo: Il tipico dei Franciacorta, note fragranti di crosta di pane e lieviti all’inizio, frutta agrumata e infine imponente nota minerale.
Sapore: La freschezza regna su tutto, ma da un Franciacorta questo ci dovevamo aspettare
Durata: la cantina suggerisce fino a 36 mesi dalla data di sboccatura (nel mio caso 8/7/14)
Consigli del produttore: servire a temperatura attorno a 8°/ 10° c in bicchieri di buone dimensioni e di vetro sottile. Può accompagnare egregiamente tutto un pasto ad eccezione dei dessert.


La Riccafana di Riccardo Fratus
Sede Legale:
Via Chiusa, 8/A
25030 Coccaglio (BS)
Sede Operativa:
Via F.lli Facchetti, 91
25033 Cologne (BS)
Tel e fax +39 030.7156797
cell. +39 392.7935584
info@fratuslariccafana.com
P.IVA 02029720980
COD. FISC. FRTRCR71M28C618V

Vigne del Malina: un grande Sauvignon (Vegano Certificato)

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Ci troviamo in Friuli, esattamente ad Orzano di Remanzasco, provincia di Udine. Tra le rive del fiume Malina ed Elleno si estendono i 150 ettari di questa azienda vitivinicola che dal 2002 ha cominciato a selezionare i terreni migliori della tenuta, per offrire vino sempre più qualitativo. Oggi vi parliamo del loro Sauvignon Blanc, in quanto ad essere il primo vino vegano certificato dalla Vegan Society

Il 25 marzo 2014 è stato emesso il Certificato n. 002/2014 A/1. Il documento attesta che i vini di Vigne Del Malina sono stati prodotti conformemente ai dettamiimposti dalla storica organizzazione britannica Vegan Society.

Il famoso marchio del girasole verde, adottato dalla Vegan Society, identifica in tutto il mondo i prodotti e i servizi che rispettano tale filosofia. Dagli alimenti all’abbigliamento, dai cosmetici agli spettacoli, ecc, i consumatori vegani di ogni nazionalità riescono con immediatezza a capire quando stanno acquistando “cruelty free”.

Ricordiamo che in alcuni processi di produzione del vino, esattamente nella chiarificazione, possono essere impiegati prodotti di origine animali, quali gelatine provenienti da collagene e ossa.

Vino che merita attenzione non solo per questa importante certificazione, ma anche per le caratteristiche organolettiche:

IGT VENEZIA GIULIA
Vigne del Malina
Sauvignon 2011

Un suavignon blanc di tutto rispetto. Tipici gli odori vegetali che inizialmente dominano (salvia, peperone, ortica), seguono poi frutta gialla e note dolciastre. Ben caldo (fa 14,5%) in bocca si distingue per la lunga mineralità e persistenza. Da abbinare con piatti che abbiano buona persistenza aromatica. Costa dal produttore 10 euro. Merita un 88/100. 

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  • VITIGNO 100% Sauvignon allevato a Guyot. Gestione del vigneto a basso impatto ecologico, con frequenti interventi manuali ed esclusione del diserbo chimico.
  • ZONA DI PRODUZIONE Suolo composto da ghiaie alluvionali dell’antico corso del Malina e terreno di medio impasto (Comune di Remanzacco, frazione Orzano – Friuli Grave). Microclima particolare con notevole escursione termica e costantemente ventilato per lo sfociare delle vallate prealpine.
  • VENDEMMIA Manuale, in cassetta, a maturazione inoltrata.
  • VINIFICAZIONE Pigiatura soffice con decantazione statica del mosto, fermentazione a temperatura costante.
  • AFFINAMENTO Riposo in acciaio per dieci mesi, imbottigliamento, affinamento in bottiglia coricata mediamente per altri 20 mesi a temperatura costante.
  • GRADAZIONE ALCOLICA 13,0 % Vol.
  • TEMPERATURA DI SERVIZIO 10-12°C.

Vigne del Malina,
Orzano di Remanzacco,
Udine, Italia
tel/fax 0432 649258, mobile 333 7797274, e-mail: info@vignedelmalina.com

 

Carpineti presenta KIUS 2012: il metodo classico a base di Bellone.

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Kius #carpineti

Avevo avuto modo di gustare sei mesi fa con Paolo lo spumante di famiglia, ancora senza un nome ma con lo stesso simbolo: le tre stelle. Già mi aveva colpito, ma ieri, con questi sei mesi di affinamento in più devo dire che mi ha sorpreso.

Senza mille giri di parole Kius ha un colore brillante, perlage fine, numeroso e consistente. Gradevole la nota fragrante dei lieviti che lascia spazio a frutta agrumata. In bocca  esprime grande freschezza e la nota minerale gli dona un’ottima persistenza. Altamente soddisfacenti sono le carezze delle bollicine di anidride  che sono perfettamente amalgamate al tutto.

Evento ben organizzato con l’aiuto delle attività locali. La norcineria “le Bontà” ha deliziato i palati con un fantastico prosciutto affumicato al vino, guanciale ed infine pancetta cotta al vino con uvetta. La pasticceria “Le Delizie di Maciste”  ha saputo rendere omaggio a Kius più volte con le sue preparazioni:

Dolce al cucchiaio con crema, gelatina di Kius, amaretto e cioccolata.
Babà imbevuto nello spumante Kius con crema alleggerita
Torrone al cucchiaio con miele di castagno innaffiato con olio EVO sempre di Carpineti.

Una serata all’insegna del gusto per presentare questa nuova realtà enologica Laziale. Che dire, non vediamo l’ora che venga messo in vendita perchè tutti ne possano godere.

BRUT MILLESIMATO

Vitigno: Bellone.
Densità d’impianto: 4500 ceppi per ettaro.
Forma d’allevamento: spalliera.
Epoca di raccolta: ultima decade di agosto.
Vinicazione: pressatura soce di acini interi e fermentazione a
temperatura controllata.
Anamento: 24 mesi in bottiglia.
Caratteristiche Organolettiche: Colore giallo chiaro con riflessi dorati, profumo
fruttato con note di lievito, gusto fresco, sapido con buona persistenza.

Abbinamento vincente della serata: Crostini con guanciale al vino


MARCO CARPINETI Azienda Agricola Biologica

S.P. Velletri – Anzio km 14,300 –
04010 Cori – Italia
Tel. +39 06 9679860 – 06 96008576 – Fax +39 06 9679860
mail:  info@marcocarpineti.com – sito: www.marcocarpineti.com        

visita previo accordo telefonico.

“Io al formaggio gli faccio la TAC” – di L.Pirandello

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“Che fai?” – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. – “Niente”, – le risposi, – “mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino”. Mia moglie sorrise e disse: – “Credevo guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: – Mi pende? A me? Il naso?”

E’ questo l’incipit di Uno, Nessuno, Centomila di Pirandello, dove il protagonista Vitangelo Moscarda, uomo normale – fortunato aggiungerei io – un giorno, in seguito all’osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un’immagine della sua persona completamente diversa dalla sua.

Vi chiederete cosa c’entri questo passo con l’introduzione alla degustazione dei formaggi. Beh ora ve lo spiego brevemente. Anni e anni fa, quando ancora ero totalmente estraneo al mondo dell’ enogastronomia, risi come un matto quando un mio amico straniero mi chiese come si chiamasse quella “palla molliccia di formaggio” che aveva mangiato la sera prima con me. Ero incredulo di quanta “ignoranza” fosse munito il mio caro amico visto che non conosceva la mozzarella, la mozzarella!

Qualche anno più in la la vendetta, o il Karma, fate voi tornò come un boomerang quando l’ignorante fui io che caddi dal pero quando scoprii che esisteva una disciplina atta a degustare i formaggi: “Ma perché si degustano?”.

Così, io come il Vitangelo ho iniziato a riflettere su quante volte  sarò sembrato ignorante agli occhi di altri senza saperlo, io che vedevo i difetti altrui e non i miei e da li decisi di iniziare il mio percorso educativo nei confronti del cibo e del vino (che non è finito e mai finirà).

Tale ragionamento vale un po’ per tutti, quante volte sentiamo dire, almeno a Roma che “a noi basterebbe il turismo per i mille siti archeologici e il buon cibo”.
Ma avete mai provato a spiazzare i qualunquisti di turno, magari con qualche affermazione del tipo: “Hai ragione, tu quanti musei di Roma hai visto? Meraviglioso Palazzo Altemps, certo diverso da Palazzo Massimi ma lo preferisco”.
Dopodiché fermatevi ad osservare l’espressione inebetita del vostro amico.
Possiamo spostare l’argomento poi sull’ enogastronomia, intervendo come segue:
“Eh hai ragione nel Lazio abbiamo tanti prodotti sottovalutati, Tu preferisci il Cesanese di Affile o il Cesanese Comune?”.

Chissà se queste domande, poste a vanvera qua e la possano scioccare il nostro interlocutore così come ha fatto la moglie con il povero Moscarda. Chi è appassionato di cibo e vino non dovrebbe fare a gara a chi è più dotato, mostrando su Facebook la bottiglia “figa” che si sta bevendo, ma dovrebbe comportarsi come una Mina Vagante:
“Le mine Vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare piani. (dal Film di Ozpetek).

E’ per questo che a breve, tornado al Formaggio, su questo blog comparirà una piccola guida introduttiva su ciò che il mondo dei Caseifici ci offre e di come dovremmo relazionarci con questi prodotti tipici del nostro paese.

Tutta colpa di Pirandello, che in questa domenica di Novembre, ha voluto che scrivessi queste inutili parole (o forse non ho digerito la mia pessima figura di qualche anno fa’), perché fu proprio lui in persona a dirmi: “Io al Formaggio gli faccio la TAC”.

Le salse in cucina e la loro origine: roux, fondi e salse madri

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Le salse sono fondamentali nella cucina. Il termine salsa deriva dal latino e significa “cibo salato”, viene usata sin da tempi immemori, per insaporire e rendere variegato il cibo che quotidianamente mettiamo sulle nostre tavole.
Potremmo definirla genericamente come una preparazione di cucina  composta da un legante ed un sapore. Ve ne sono decine, tutte diverse ma con una matrice comune: i fondi e i roux.

Il Roux è un composto di farina e burro. Altre varianti prevedono uso di maizena (amido di mais), margarina, oli o grassi. Il principio di preparazione è abbastanza semplice, si deve scaldare il burro in padella e aggiungere mano a mano la farina, fino a farli amalgamare ottenendo un composto di colore differente che varia a seconda del tempo di cottura e in ordine può essere:
bianco, biondo o bruno. Deve essere privo di imperfezioni, grumi e irregolarità cromatiche.

Seguono poi i fondi, delle riduzioni ottenute dalla cottura per espansione di soffritto e di elementi animali come ossa, carne e pesce. Vengono distinti in bianchi e bruni.

I Fondi Bianchi

Il nome aiuta a memorizzarne l’origine: animali a carne bianca (pollame e vitello) e pesce.
Si definisce fondo bianco di pollame quello composto da soffritto di verdure con partenza ad acqua fredda e ossa di pollo o tacchino.
Il fondo bianco comune è composto da mirepoix (un battuto misto di cipolle, carote e sedano tagliati a piccoli cubetti e può essere crudo, soffritto, saltato con un grasso, o arrostito), mazzetto aromatico e carni cotte con partenza a freddo
Il fondo bianco di pesce (o fumetto) composto da soffritto di cipolla, porro, sedano e lische.
Qui possiamo poi individuare il fondo magro privo della componente animale.

I fondi bruni prevedono l’utilizzo di carne rossa, come manzo o selvaggina. Qualora ad un fondo bruno venga aggiunto il roux abbiamo un fondo bruno legato.

E dall’unione di un fondo con un roux si ottiene una salsa madre:

I principali testi di gastronomia parlano di 4 salse madri dalle quali poi nascono, cambiandone le componenti, tutte le salse del mondo e sono:

1) Besciamella
2) Salsa di pomodoto
3) Vellutata
4) Salsa Spagnola (o fondo bruno legato, di cui abbiamo parlato qualche riga più sù)

LA BESCIAMELLA

La salsa Besciamella che usiamo oggi è ben diversa da quella originale che prevedeva scalogno, fondo di vitello e crema. Molto più leggera e di preparazione abbordabile anche dai meno esperti è composta da un roux bianco al quale si aggiunge latte e noce moscata. Si può addizionare latte freddo quando il roux è caldo o viceversa. Ciò che rende la riuscita di una buona besciamella è l’assenza totale di grumi. Nel nostro paese viene utilizzata nella cucina tradizionale per dare sapore a lasagne e cannelloni.

LA SALSA DI POMODORO

Fa il suo ingresso nella tradizione occidentale più tardi, anche perché si deve attendere la scoperta dell’America. Eletta la salsa d’eccellenza in Italia per la pasta e la pizza è forse la più semplice da preparare. Contrariamente da quanto scritto in precedenza, non nasce dall’unione di un roux e un fondo, ma dalla sola cottura dei pomodori con soffritto composto da cipolla, basilico e sedano. Non viene usato il roux come addensante poiché di per se’ è una salsa molto compatta, anche se Auguste Escoffier – cuoco francese morto nel 1935 – suggeriva il roux bianco nella preparazione.

VELLUTATA

A differenza della Besciamella che utilizza il latte unito ad un roux bianco, qui si unisce a quest’ultimo un brodo di carne bianca, di pesce o liquido filtrato da frutti di mare. Con lo stesso nome si è soliti chiamare le creme di verdura, che altro non sono che l’unione di purè di verdure addizionate alla vellutata stessa, dove non si è aggiunto il fondo animale, ma magari un brodo vegetale o fondo magro.

SALSA SPAGNOLA

E’ la più complessa da preparare, ci vuole pazienza e tempi di cottura lunghi. Si parte con un fondo bruno al quale si aggiunge un soffritto di cotenna, cipolla, carota e sedano preparato precedentemente. l tegame nel cui erano state dorate le ossa, viene arroventato nuovamente sul fuoco e il fondo di cottura ripreso con del vino bianco, raschiato, filtrato e infine unito al resto del preparato. Quando le cotenne incominciano a colorirsi si aggiunge poco per volta acqua tiepida attendendo che il brodetto si sia ristretto un poco prima di aggiungerne dell’altra. Si complementa di pepe, chiodi di garofano, sale, si copre facendo sobbollire per almeno cinque ore. A questo punto si filtra con un colino fino e si lascia raffreddare il brodo fino a che non si sia solidificato in modo da poterne eliminare il grasso. Per il roux si tosta, preferibilmente nello strutto, fino al color nocciola, della farina bianca a cui successivamente si aggiunge buona parte del brodo intiepidito, un soffritto di carote, sedano, cipolla ed erbe odorose mescolando in continuazione. Da ultimo si aggiunge anche della salsa di pomodoro proseguendo la cottura a calore moderato per un’ora circa. Si filtra e sgrassa al meglio e si riporta nuovamente sul fuoco per almeno un paio d’ore schiumando.

Fattoria Casabianca: 650 ettari nel cuore di Murlo, Siena

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Oggi parliamo di una grande Azienda di cui abbiamo avuto modo di degustare 4 vini: Fattoria Casabianca.

Collocata a Murlo, nel senese, un piccolo comune dalle antiche origini etrusche con un terroir simile a quello della vicina Montalcino. Qui sono coltivati i 70 ettari di vigneti appartenenti alla famiglia Cenni: Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Cabernet Sauvignon e Merlot. Una lunga conversione dei vigneti, iniziata nel lontano 1997, sta cambiando radicalmente il volto di questa azienda, impegnata da ben 50 anni nel settore. Una attenta scelta clonale con riconversione a biologico che verrà riconosciuto ufficialmente con la vendemmia del prossimo anno. Fa il vino Valentino Ciarla con la supervisione di Giacomo Sensi ed uno staff giovane.

Passiamo ora alla descrizione delle 4 bottiglie che abbiamo avuto modo di degustare.

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Chianti Colli Senesi DOCG – 2013

E’ il loro vino di fascia bassa, costa circa 6, euro ed è composto da Sangiovese per l’80% e per il restante 20% da Cabernet Sauvignon, Canaiolo e Colorino. Un vino semplice fresco e delicato, con sentori gradevoli di frutta rossa.
Viene vinificato in tini di acciaio a temperatura controllata, segue poi affinamento in barrique di secondo passaggio e poi bottiglia per due mesi. Ottimo con formaggi semi-stagionati.

La sua semplicità ci fa dare un voto di 2/5 e per chi avrà modo di assaggiare i suoi fratelli maggiori capirà anche il perchè! Il primo salto di qualità lo si nota già con il prossimo vino

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Chianti Colli Senesi DOCG, Riserva 2011

Aumenta la percentuale del Sangiovese che sale all’85%. Anche la produzione di uva per ettaro migliora, passando dagli 8000 kg del vino precedente ai 6000 kg/ha.
I vitigni sono nel comune di Murlo, a 235 mslm. Vinificazione in botti di legno da 40 ettolitri e in vasche d’acciaio. Segue elevazione in barriques francesi per sei mesi e affinamento in bottiglia per altri cinque.

Rubino con lieve granato sull’unghia. Subito il naso si fa più interessante. La frutta rossa diventa più profonda, iniziano sentori speziati e tostati di vaniglia. Il corpo del vino cresce, si fa ben strutturato con un tannino maturo e ben integrato.
Uno di quei vini che noi amiamo chiamare, citando Slow Food, quotidiano. Prezzo ottimo, 9.50€ per la qualità che offre. Voto? Un bel 3/5

Chianti Colli SeneSchermata 2014-09-29 alle 18.39.27si Riserva 2007, Belsedere

Il Chianti di punta di questa azienda, dove la qualità non può non essere notata. Sangiovese in purezza con 5000 kg di uva per ettaro. Solo 4000 bottiglie, prodotte dagli acini delvigneto Belsedere, esposto a nord-ovest e sud-est.
Fermenta in Barriques dove poi continua l’elevazione per circa 18 mesi; affinamento in vetro per circa 6 mesi.

Il colore rubino granato, consistente e limpido. Ottimo il naso con spezie di umido, tabacco e liquerizia. Supportate da frutta rossa in confettura. In bocca forse predominano le parti dure, ma rimane un gran vino, Bene! Prezzo 22 €,  Voto 4/5.

Loccareto, Toscana IGTSchermata 2014-09-29 alle 19.08.22

Canaiolo 100%. Gli amici di Slow Food asseriscono che sono poche le cantine che lo producono in purezza. Prendo buona questa affermazione, non avendo in piena onestà molte informazioni a riguardo. Sta di fatto che questo vino ha sorpreso me e gli altri degustatori di vinopolis.
Il vigneto è quello di Pian di Rocca a 180 mslm con esposizione nord/sud. Doppia selezione, prima e dopo la diraspatura, fermentazione in acciaio con elevazione in botti piccole di secondo passaggio per un anno. Vetro per sei mesi. La produzione per ettaro di uva è bassa: 3500 kg. Poche anche le bottiglie 3000.

Colore rubino intenso. Naso è sicuramente frutta rossa, che occupa la scena. Dietro sullo sfondo del palco sostengono la scena le spezie, scure e profonde. Bene in bocca dove si manifesta equilibrato e fresco. I tannini fanno la loro bella figura. A noi è piaciuto davvero molto e gli diamo un 4/5. Costo 13 €


Fattoria Casabianca – 53016 Murlo (SI) Italia – P.IVA. 00683470520

Agriturismo Fattoria Casabianca: Tel. + 39 0577 811033 – Fax + 39 0577 811077 – infoagriturismo@fattoriacasabianca.it 

Azienda Vitivinicola Fattoria Casabianca: Tel. +39 0577 811026 – Fax +39 0577 811077 – infovini@fattoriacasabianca.it

Gibbston Valley Winery: visita nella più grande cantina del Central Otago, Nuova Zelanda.

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Central Otago Mappa

Central Otago Mappa

PRIMA UNO SGUARDO AL CENTRAL OTAGO

Il territorio

La Central Otago è la zona più a Sud del mondo in cui si produca vino. Ci troviamo all’incirca  al 45° di Latitudine, la stessa fascia di zone produttrici come Burgundy, Rodano, Oragon Willamette Valley le quali sono collocate tra i 45°/47° gradi a nord.
Una piccola zona che sta crescendo rapidamente nella produzione del vino, con particolare vocazione al Pinot Nero, il quale occupa il 75% della produzione, seguono poi lo Chardonnay, il Pinot Grigio e Riesling.
La prima vite venne piantata nel lontano 1864 da Frenchman John Desire Feraud, proveniente da una famiglia di viticoltori. Fortuna volle che si arricchì con la corsa all’oro e che quando si stanziò nella zona riconoscesse rapidamente le potenzialità del territorio.

Anche se piccola di estensione la Central Otago è suddivisa in 4 regioni separate da montagne e fiumi.
La parte più estesa è la Cromwell Basin dove sono concentrate il 70% delle superfici vitate. Segue poi la Gibbston Valley – con il 20% –  dove la maggior parte delle piante occupano scoscese e terrazze rivolte verso il nord e esposte al fiume Kawarau Gorge. Altre piccole realtà produttive si concentrano poi nei pressi di Alexandra e Wanaka.

Il suolo

I vigneti godono di una vasta varietà di terreni i quali possono essere tanto sabbiosi quanto rocciosi, influenzando notevolmente il risultato finale. Nella gran parte dei casi si incontrano depositi alluvionali o depositi eolici formati da sabbia fine e limo di origine glaciale, con alte capacità drenanti.

Il clima

E’ l’unica zona della Nuova Zelanda in cui è presente un clima semi continentale con forti sbalzi termici giornalieri e stagionali. Le estati sono calde e secche, autunni con giornate fresche, senza grosse precipitazioni ma notti fredde. Anche l’umidità è contenuta evitando così il diffondersi di malattie e difetti della vite.

Lo sbalzi termici giornalieri, quando le uve sono  in fase di maturazione, contribuiscono a creare le basi per vini dal sapore intenso, profondi e stabili.

LA GIBBSTON VALLEY WINERY

Entriamo ora nello specifico della cantina che ho avuto modo di visitare durante il mio soggiorno neozelandese. Collocata in mezzo ad una vallata di origine glaciale, la Gibbston Valley Winery, venne fondata da Alan Brady circa 30 anni fa.

Possiede ben sette vigneti, due nella sub-regione Gibbston e cinque nella sub-regione Bendigo.  Gli ambienti ben disclocati danno origine a vini che rispecchiano il territorio in cui crescono.

Accedervi è molto facile, sulla strada che unisce Alexandra a Queenstown non si può apprezzare la semplicità di questo luogo, dove vigneti lungo la strada principale (una semplice due corsie) piano piano conducono all’ingresso della cantina, composta da piccoli edifici a capanna, in stile rustico/elegante. Si parcheggia facilmente e con rapida immediatezza si viene accolti dal personale, il quale ci invita ad attendere un’oretta per il tour guidato comprensivo di degustazione.

Decidiamo di pranzare nell’attesa nella “Cheesery”, collocata a qualche metro di distanza dal loro wine bar. Abbiamo preso un tagliere di Salumi e Formaggi e una terrina di Brie al Forno con cipolla caramellata.

Il tempo è volato in fretta e subito la responsabile ci porta in giro per la tenuta. Vari vitigni, i bianchi sopratutto sono presenti in prossimità degli edifici.
55 ettari di superficie vitata di cui 20% a Pinot Nero, seguono poi Riesling, Gewurztraminer e Pinot Grigio. Tutti rigorosamente a piede franco, qui la Fillossera non esiste, con sistema di allevamento a Guyot o cordone speronato. Le buone condizioni climatiche consentono all’azienda di non usare insetticidi e di eseguire la raccolta manuale delle uve.
Il gioiello della cantina è però la loro “Cave” o grotta, dove vengono conservate più di 300 barriques. Un’infrastruttura costata milioni, in quanto scavata in mezzo ad una collina da una ditta che si occupava di miniere. Temperatura a 14°c e umidità costante al 75% consentono al vino di invecchiare con stabilità. La degustazione si è tenuta poi all’interno della stessa grotta, sotto la guida della Sommelier che ci ha descritto per bene i vini, i vitigni di provenienza e organolettica.

Gibbston Valley Pinot Noir 2012

Prodotto per la maggior parte con vitigni provenienti dalle tenute di Bendigo dopo una lunga fermentazione viene fatto invecchiare in Barriques francesi, di cui il 20% nuove, per circa un anno.
Il colore è rubino scuro ed intenso, con aromi fragranti con frutta a bacca nera e chiodi di garofano in cima. Palato molto elegante ed equilibrato, vellutato con tannini delicati e buona freschezza.

Gibbston Valley Riesling 2013

Fermentazione in tini di acciaio e affinamento in bottiglia. E’ di un paglierino brillante, con sfumature verdoline. All’olfatto fiori di Jasmine e note agrumate. L’acidità molto pronunciata tende a sbilanciare questo vino verso le componenti dure.

Gibbston Valley Pinot Gris 2013

Un bianco oro pallido, con naso fragrante son spezie e pere. Ha una buona struttura ed equilibrio dove morbidezza e freschezza sono ben bilanciate.  Fermentazione in acciaio.

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