Il sagrantino di Montefalco prende il nome dal vitigno da cui viene prodotto, tra le colline umbre in provincia di Perugia nei comuni di Montefalco, Bevagna, Giano dell’umbria, Castel Ritaldi e Gualdo Cattaneo.

Può essere prodotto solamente nei territori sovracitati ed è un vino DOCG. La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 65% per il “Montefalco” Sagrantino “secco” e al 45%, riferito allo stato fresco dell’uva per la tipologia “passito” le cui uve subiscono un appassimento su non inferiore ai 2 mesi. Il vino “Montefalco” Sagrantino “secco” e “passito” non possono essere immessi al consumo se non dopo aver subito un periodo d’invecchiamento di almeno trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno il “secco” , mentre per il “passito” non è previsto invecchiamento obbligatorio nel legno. I periodi d’invecchiamento decorrono dal 1° dicembre dell’anno di produzione delle uve.

Il Sagrantino passito si accompagna a preparazioni dolci a pasta non lievitata, abbastanza consistenti, in particolare pasticceria da forno, crostate con marmellate di more o di altri frutti rossi. Va bevuto come vino da meditazione o accompagnato a formaggi pecorini molto piccanti quando è invecchiato. Il Sagrantino secco invece và abbinato a grandi arrosti, cacciagione, selvaggina da pelo e formaggi a pasta dura.

Le uve destinate alla vinificazione, devono assicurare al vino a denominazione di origine controllata e garantita “Montefalco Sagrantino” Secco, un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 12.50%;

fermo restando tale limite, le uve destinate alla tipologia “Montefalco Sagrantino” Passito, dopo appassimento, devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 17,00%. Per la tipologia “Secco”, qualora venga indicata la menzione “Vigna”,
le uve devono assicurare al vino un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 13,50%.