Lo spumante fa parte dei vini speciali, dove per speciale non si intende una condizione di qualità, ma di particolarità dovuta a deroghe normative nazionali e comunitarie rispetto alle norme tradizionali sulla produzione di vini. Appartengono a questa famiglia anche i vini liquorosi e i vini aromatizzati.

Si definiscono vini spumanti quei vini che al momento della stappatura producono una caratteristica spuma dovuta all’anidride carbonica presente nella bottiglia. Sono spumanti quei vini con almeno 3 BAR di pressione in bottiglia al momento dell’apertura. Per i vini spumanti DOP (DOCG, DOC, AOC) la pressione deve essere almeno di 3.5 BAR.

Ma quando nasce esattamente?

Madame Clicquot

Madame Clicquot

La paternità dei vini rifermentati è attribuita ad un monaco benedettino di Champagne, località al nord della Francia, vissuto dal 1639 al 1715: Dom Pierre Pèrignon. Si narra che questo monaco producesse un ottimo vino che per natura tendeva a fermentare, nonostante il Re Sole, suo coevo, continuasse ad ordinargli un vino fermo.
Tale paternità però non è attribuibile al monaco in quanto i vini con spuma erano noti già in età romana e almeno nel 1500 in Italia. I francesi però seppero creare un forte legame tra Champagne e i vini rifermentati. Quando gli inglesi chiesero espressamente ai Francesi di continuare a produrre questo vino “con le bollicine” Re Sole ordinò al benedettino di migliorare il vino che produceva in modo da esportarlo; quando il monaco riuscì nell’impresa suonò le campane a festa e disse: “Accorrete gente che oggi ho assaggiato le stelle”. Il mito di Dom Pèrignon gode di una letteratura talmente forte che Charles de Batz de Castelmore d’Artagnan scrisse una lettera di cordoglio per il monaco il giorno della sua morte.
Certamente non è stato però l’unico personaggio a cui si deve il successo dello Champagne. Se oggi lo Champagne è famoso in tutto il mondo lo si deve ad una donna audace e tenace: Barbe-Nicole Clicquot-Ponsardin. Moglie di un imprenditore benestante si trovò vedova a 27 anni quando il marito  morì per febbre maligna nel 1805. Si trovò così a gestire l’azienda vinicola del marito la quale produceva all’epoca circa 100.000 bottiglie l’anno. Non demordendo davanti alle difficoltà economiche iniziali, la vedova (nome che poi acquisì ufficialmente) fece la propria fortuna esportando i propri vini a San Pietroburgo, impresa che non riuscì nemmeno al suo rivale diretto Jean-Remy Moet. Questa donna però escogitò anche il modo con cui produrre uno Champagne limpido e privo di opacità dovuta ai lieviti ovvero mettere le bottiglie in strutture di legno chiamate “pupitre”. Reggono le bottiglie contenenti il vino di seconda fermentazione che deve invecchiare almeno un anno per formare le bollicine di anidride carbonica. Ogni giorno le bottiglie sono ruotate manualmente di un quarto di giro per staccare i sedimenti dal vetro e farli scendere sul tappo, poi sostituito. È la méthode champenoise grazie alla quale il vino resta chiaro e limpido, e che Barbe-Nicole riesce a mantenere segreto per 15 anni in una città dove tutti si conoscono, forse perché condivide i profitti con il personale. Questa grande donna morirà all’età di 89 anni.

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