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Di Silio Limiti

Per un appassionato del vino il Vinitaly è molto più di quello che si riuscirebbe ad immaginare. Per un neofita è semplicemente inimmaginabile.

Padiglioni sovradimensionati, strade a cielo aperto tra un padiglione e l’altro, migliaia di stand e decine di migliaia di vini per un numero incalcolabile di potenziali assaggi. Per questo la parola d’ordine è, e deve essere, organizzazione.
Come Ulisse, che si fece legare all’albero della nave, anche noi avevamo il nostro stratagemma per non cedere alle sirene: un programma stabilito a tavolino delle nostre preferenze. E così può capitare di passare accanto a colossi del vino e tirar dritto come niente fosse, perché l’esperienza non sia frammentaria, dispersiva, per tornare al mito, “divoratrice”.
Quindi ecco il nostro viaggio. Amarone, vessillo Veneto per eccellenza, blend di uve lasciate appassire prima della macerazione. Un vino sbagliato, sfuggito di mano: nelle intenzioni un vino passito, il Recioto della Valpolicella, i cui zuccheri presenti nell’uva sono svolti in alcol fino a renderlo secco e non più dolce, ma amaro.. Amarone.
Al confronto con i grandi italiani, come i Barolo piemontesi o i Brunello toscani, forti di nebbiolo e sangiovese, l’Amarone non è un purosangue. Nasce da un assemblaggio e dal puro caso, ma ad ogni sorso impenetrabile questo nettare scuro ci viene incontro lasciandoci chiaro un ricordo indelebile della fortuna che abbiamo avuto ad averlo incontrato.
Tra i grandi si annoverano due assenze importanti, quelle di Quintarelli e di Dal Forno. Masi, Tenuta Sant’Antonio e Zenato presentano, tutte a loro modo, un prodotto di ottima qualità, piacevolezza e finezza. Bertani fa un passo indietro e tiene in cantina il suo Amarone. Tra le storiche spicca Allegrini che festeggia il 160° anniversario con un poker vincente di Valpolicella Classico 2012, Palazzo della Torre 2010 (il Ripasso), Amarone della Valpolicella Classico 2010 e Recioto della Valpolicella Corte Giara.
Un sunto di equilibri tra morbidezza e carattere che si prolungano in bocca con una succosa persistenza. Una rara occasione ci viene offerta dalla cantina di Villa Spinosa il cui progetto è di lavorare le uve per periodi di tempo prolungati. Così dall’annata ‘98 ci viene offerto l’Amarone Jago 10 Anni, presentato nel 2009, e il fratellino “appena nato”, perché in commercio da quest’anno, Amarone Jago 15 Anni. Un’esperienza di assoluta pulizia, stupefacente e scalpitante in bocca.
E tra cinque anni vedrà la luce l’Amarone Jago 20 Anni, lunghe gestazioni che, ci viene spiegato, vogliono ripercorrere la tradizionale produzione dell’Amarone. Ma a fine giornata il primato va all’Azienda Agricola Tommaso Bussola, piccola perla nel Negrar a gestione famigliare. Ci accoglie Daniela, moglie di Tommaso, e ci accomodiamo attorno a un tavolo. La stanchezza si fa sentire, ma ad un tratto ci sentiamo a casa. Giuseppe, secondo genito, ci serve in crescendo la linea dei vini che da subito comincia a piacerci per l’inconfondibile impronta del territorio.
Suadente mineralità e balsamicità avvolgono un sorso pieno di calore, cangiante, di volta in volta sempre più ricco. Fino all’Errante 2008, taglio bordolese vinificato con la tecnica dell’Amarone. Giuseppe nel presentarlo sembra sorridere imbarazzato, ma dopo l’assaggio ci è presto chiaro che quel sorriso non è imbarazzo: è frutto di soddisfazione. Un bicchiere senza eguali, espressione di eleganza e di finezza sostenute da impetuosa prorompenza, di valore indiscutibile soprattutto se pensiamo ai 40 euro per bottiglia. Ma il meglio deve ancora arrivare.
Ed ecco sfilare, uno dopo l’altro, due esempi magistrali di sapiente enologia, l’Amarone della Valpolicella Classico TB 2007 (80 euro) e il cru Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Alto TB 2007 (120 euro). Come per incanto ci ritroviamo nel Negrar, i sentori balsamici e minerali che caratterizzano il terroir divampano ed emozionano. Attacco morbido ad aprire il palato, poi esuberante sapidità che bilancia i toni e conferisce eleganza. Esplodono spezie dolci, terra bagnata, erbe officinali, sottobosco, fiori secchi e radici amare. Entrambi lunghissimi, il cru non finisce mai.
Chiudono con note di panna cotta ai frutti di bosco. Dulcis in fundo il Recito, ricco di sontuosa corposità (nove kili d’uva per 500 ml di prodotto) e incredibile vivacità, che appaga e si rinnova un sorso dopo l’altro senza stancare. La promessa che ci facciamo è di visitare la cantina, per gustare con gli occhi ciò che il vino ci ha fatto sognare. Vinitaly 2014 per noi un omaggio al territorio, al Veneto e al suo Amarone, ma questo gigante ha ancora molto da svelare. L’appuntamento è tra un anno con un nuovo piano da seguire e nuove scoperte da raccontare.