facce

Il mondo del vino, e la ricerca di istanti con esso, si evolve di giorno in giorno. Sempre più individui inseguono, in quella che una volta era una semplice bevanda da pasto, un valore alieno che li trascini in chissà quale dimensione.
“C’è più filosofia in una bottiglia di vino che in tutti i libri del mondo” affermava Hemingway. Forse è così.
Oggi bere non è solo un momento conviviale, legato ad un pasto reale o frugale, ma sta diventando un rito.
Si editano riviste, si aprono blog (in questo anche noi abbiamo peccato) si allestiscono cerimoniali, si studia, si suda e una voglia avara di eleganza pervade le molte sale di chi del vino ha fatto la propria professione.
Se a produrlo sono le persone che vivono a contatto con la terra nella massima semplicità a diffonderlo (e a berlo) sono tutti gli altri. Quelli che cercano il giusto piacere, il giusto posto, il giusto momento in cui incorniciare un calice.
Il piacere prima di tutto.
Si parte dunque con la fase edonistica, dove mettiamo la bellezza del bere un buon calice al centro delle nostre conversazioni. Affondiamo i nasi per sentire tutto e a volte troppo. Chiudiamo gli occhi e ci inebriamo degli odori dell’alcol, confrontandoli con la memoria olfattiva. Descriviamo vini quasi fossero persone: ha carattere, è duro, è spigoloso…maturo, giovane. Lo rendiamo ambasciatore di un territorio o un anonimo passante. Tutto per la nostra gratificazione dei sensi e di conoscenza.
Talvolta ci scambiano per matti se non siamo circondati da gente come noi, altre volte c’è chi di guarda incuriosito.
Ma le sale della borghesia e della città poi si aprono, svaniscono e lentamente si passa all’estetismo o al decadentismo.
Se prima il vino degli anni passati era un vino che cercava elevazione e produzione adesso sta facendo ritorno verso l’origine, il territorio. Tutti i produttori iniziano a convertire le loro terre, ricercando quel terroir che forse delle volte, a favore delle vendite si sono fatti sfuggire. Il positivismo sta cedendo. Si cerca la tipicità, il ritorno alla fattoria, a vitigni autoctoni al biologico e al bio-dinamico. Il sommelier non elogia più la maestosità del vino, ma il suo saper essere.
Che strano bere vini. Si viaggia come non mai con una semplice degustazione.
Poi all’improvviso quando il trip mentale finisce ecco che ci si ricorda che dopotutto quel bicchiere stava bene con due spuntature di maiale.