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olio-olivaVi sarà sicuramente capitato di passare per l’ Umbria e vedere meravigliosi uliveti secolari, oppure godervi le pianure Pugliesi con vigne e alberi di olive che si estendono lungo la strada. Sono immagini così chiare, così nitide che mai si arriverebbe a credere che l’Italia è uno dei primi paesi IMPORTATORI di olio al mondo.
Siamo convinti che l’olio Italiano sia una delle grandi eccellenze del nostro paese, nei supermercati sempre più spesso si vedono interi scaffali con bottiglie di tipologie diverse ed etichette sempre più attente. Ma tutto ciò che è di marchio Italiano lo è poi veramente? Inoltre sappiamo quali sono le caratteristiche degli oli, come devono essere e quando sono veramente buoni?

Partiamo però dall’inizio differenziando quelli che sono i tipi di olio che si trovano sui nostri scaffali e quali caratteristiche hanno.
Si definiscono vergine e extravergine gli oli ottenuti solamente mediante spremitura fisico-meccanina dell’oliva. Altri oli vengono ottenuti invece attraverso operazioni di raffinamento che impiegano prodotti chimici. E’ il caso dell’olio di oliva, il quale è composto da olio raffinato (olio lampante) più una dose di olio extravergine. Infine esiste l’olio di sansa, prodotto con gli scarti delle olive già spremute. Per poter estrarre ulteriore “succo” si usano additivi come il benzene. Attraverso poi alcuni procedimenti, e aggiunta di olio edibile può essere poi messo in commercio come prodotto alimentare.

Con questa piccola introduzione è già possibile discernere che per un’alimentazione sana e corretta, l’olio extravergine è la scelta migliore. A differenza di altri prodotti, l’olio, è consumato quotidianamente dall’uomo per condire e friggere; importante è dunque iniziare ad avere coscienza su ciò che mettiamo in tavola, specialmente se si è genitori.

Scegliere però la tipologia di olio non è abbastanza. Bisogna continuare la nostra indagine osservando la provenienza delle olive (non è questione di orgoglio e a seguito ve lo spiegheremo), entro quanto tempo si passa dall’ulivo al frantoio e se questo sia nella stessa azienda di coltivazione.

Le olive sono frutti delicati. Importarle da fuori con navi cargo, smistarle e condurle poi presso un frantoio creano una denaturazione naturale delle stesse, nonostante questi trasporti avvengano anche a norma di legge.
Per mantenere le proprietà organiche dell’olio, le olive andrebbero frante entro 24 ore dalla raccolta, la quale deve avvenire tendenzialmente in una fase di non maturazione completa, dove le olive conservano una buona acidità.
L’ideale è un ciclo breve, dove in un solo giorno si passa dalla pianta alla bottiglia.
Ovviamente questo ha dei costi elevati e aumenta il prezzo per litro. La grande distribuzione tende a collezionare olive da più parti della zona mediterranea, miscelando le stesse in raffineria. Basta la lavorazione nel nostro paese per considerare il prodotto italiano; bisogna girare la bottiglia e leggere le note in etichetta per vedere invece la provenienza delle stesse.

Ma si possono spendere 20 euro a bottiglia per l’olio?
Idealmente si, ma vista la crisi siamo attenti ai risparmi. Distinguere in casa già due tipologie di olio, una per i condimenti a crudo, l’altra per la cottura sarebbe un grande passo in avanti, incentrando la qualità nella prima.

Come si riconosce “a pelle” una bottiglia buona?
Non esiste un trucco magico, informarsi sul web leggendo le schede tecniche dei produttori è la mossa intelligente. Un fanatico dell’olio vi direbbe che grande distribuzione non collima a priori con qualità consigliandovi di uscire dai supermercati.
La bottiglia deve essere nera, l’olio non deve ricevere luce, che accelera i processi di ossidazione. Non vi fidate di chi vi mostra un bel verde smeraldo nelle bottiglie, il più delle volte vi attraggono col colore, come fanno i fiori con le api. L’olio deve essere invisibile, non esiste un colore standard che indichi la qualità.

Cosa mi fa riconoscere al gusto un olio buono?
Ci vuole davvero poco, basta una bottiglia di qualità per non tornare più indietro. L’olio è tendenzialmente amaro e piccante, ne esistono ovviamente anche più dolci. La persistenza e una morbidezza in bocca sono altri parametri da tenere in considerazione, ma ciò che più vi stupirà è l’odore. Provate a spendere per una volta dei soldi per una semplice bottiglia di qualità, prendete poi l’olio della grande distribuzione e annusate la differenza. Se volete fare un gioco, bendate il vostro bambino, fategli assaggiare i due oli e noterete come istintivamente sarà portato a dirvi quello di qualità.

Si spendono tantissimi soldi in pannolini, omogeneizzati e prodotti per la salute dei piccoli, ma allora perché non curarli anche con un’alimentazione sana e corretta?
Come ribadito più volte la nostra società sta lentamente tornando ad apprezzare la qualità a discapito del portafoglio. Sull’olio c’è da lavorare ancora molto. Questo post ha solo l’intenzione di mettervi una pulce nell’orecchio ed invitarvi a cercare sul web quali sono, perdonatemi il termine, le porcate che vengono fatte in questo settore e a trovare invece oli rappresentanti del territorio.

All’inizio del post vi avevamo messo il dubbio se tutti gli oli che conosciamo sono italiani, vi diamo solo una piccola dritta, cercatevi a chi appartengono Bertolli, Carapelli e Sasso; da qui poi iniziate a fare le vostre valutazioni!

Torneremo presto sull’argomento, intanto buona giornata.