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Ebbene si, l’Oceania continua a sperimentare nel proprio territorio, introducendo nell’estremo oriente quei vitigni che per maggior vicinanza potranno essere, in un futuro non troppo remoto, ricercati dalla Grande Cina.
Sfruttando le conoscenze enologiche prese dagli “enologi volanti” e le capacità di comunicazione e marketing in pieno stile Americano, dobbiamo osservare questo continente con molta attenzione, in quanto troppo pronto e reattivo alle dinamiche mondiali.
Oggi vi parlo e ripropongo a piccoli pezzi un articolo tratto da “Gourmet Traveller WINE” (Apr/may 2014), nota rivista australiana. L’autore è Nick Bulleid, Mater of Wine.

Come tutti sappiamo il Nebbiolo è un vitigno autoctono Italiano che cresce strettamente in Piemonte, conosciuto a livello globale grazie a vini importanti come il Barolo e il Barbaresco. Per il 75% coltivato in Piemonte, trova luogo anche in Lombardia, nella Valtellina e altre piccole realtà italiane.

Un vino che non subito è stato apprezzato a causa della sua austerità, sostenuta dall’importante tannicità, odori speziati e spesso verticali.

La necessità da parte mia di riportare questo articolo è nata dal fatto che, il panel degustativo citato nella rivista, abbia cominciato a comparare i due luoghi di produzione per similitudine, mettendo in evidenza che anche nella terra dei canguri si possa produrre un ottimo Nebbiolo.

Panel e modalità di degustazione

A partecipare a questo test sono stati Mike Bennie (scrittore), Peter Bourne, Andrew Caillard (wine consultant), Huom Hooke e Nick Bulleid (MW).
Si è optato per 15 vini italiani dal costo massimo di 80 $ australiani che fossero Nebbiolo in purezza e 15 15 australiani dal costo medio di 50 $.

Il colore non è stato elemento di valutazione, in quanto troppo differente tra le due realtà, pertanto si è tenuto conto solamente di quanto potessero esplorare il naso e la bocca.
Prima di passare alla degustazione di tutte le etichette gli stessi autori sottolineano che l’Italia detiene ancora saldamente il primato della qualità ma non nascondono che l’Australia è sulla strada giusta per cominciare a rosicchiare posizioni.

I Vincitori

Sono solo 5 i vini che hanno meritato più di 95. Di questi 4 sono nostrani e 1 Australiano.
Li riporto qui sotto in ordine di vittoria, descrivendone caratteristiche e punteggio.

1) Benevelli Piero Langhe Nebbiolo, 2011, Italia (97)

Inizio un po’ chiuso, spezie e sottobosco. Frutta rossa, ciliegia, liquirizia rossa, cola, tostatura e cuoio. Fine, persistente con tannino setoso.

2) Roberto Voerzio, Langhe Nebbiolo, 2011, Italia (96)

Aromi di frutta rossa e tè freddo. Al palato frutta ricca e dolce, con tannino fermo. Ancora aromi di frutta di nocciola tostata, panforte e rose secche.

3) Henschke, The Rose Grower Nebbiolo, 2010, Australia (96)

Anche l’Australiano parte chiuso al naso, ma si apre poi con frutta rossa, vaniglia. Tannino fermo, costruito con struttura e sentimento moderno, elegante e simmetrico.

4) Bruno Giacosa, Nebbiolo d’Alba 2011, Italia, (95)

Mostra una concentrazione di frutta scura e spezie in unione ad una forte struttura e palato fermo.
Erbe essiccate. Sapido e complesso rimane persistente con buona freschezza.

5) Poderi Aldo Conterno, Il Favot, Langhe Nebbiolo, 2009 (95)

Frutta scura e spezie evocanti profondità, con lieve tocco della botte. In bocca è un maestro, morbido e sapido, persistente con ottimi tannini. Cioccolato fondente, caffè e sottobosco.

Un paio di considerazioni:
Sicuramente questo articolo, anche da parte degli stessi autori, non ha avuto la pretesa di voler spodestare il nostro Nebbiolo con quello “Aussie”. Le stesse limitazioni di prezzo e l’esclusione dei nostri più noti Barolo hanno dato un’impronta chiara al tutto.
Sta di fatto che si inizia sempre così, lanciando un seme che presto crescerà e si svilupperà. Per ora l’idea in nuce che anche l’Australia faccia ottimi Nebbiolo è stata lanciata. Attendiamo i futuri risvolti, ma come dico io, “Se un vino alla fine è buono, perché devo essere razzista?”. Nel mentre cerco di procurarmi l’Henschke per trarre le mie dirette conclusioni.

Claudio Bonifazi
18/6/14
Roma.