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Andria – Stamattina sono state arrestate ad Andria 16 persone con l’accusa di aver prodotto olio di oliva biologico scadente, con qualità organolettiche alterate. L’accusa è quella di aver miscelato l’olio con sostanze grasse, scarti di oli della ristorazione e di essersi procurati documenti falsi sulla provenienza delle olive. Un giro da 400 tonnellate che coinvolge 15 aziende.

Da tempo la guardia di finanza sta addestrando i propri uomini a riconoscere le caratteristiche organolettiche:

«Le analisi chimiche e organolettiche compiute su campioni di olio d’oliva venduti come biologico extravergine Made in Italy, hanno dimostrato che in quelle bottiglie, in alcuni casi, non vi era nulla che potesse essere definito neppure olio lampante, addirittura che possa essere definito commestibile, trattandosi di oli esausti, residui di frittura, ossia rifiuti che, anzichè essere smaltiti erano venduti e finivano sulle tavole di consumatori”, dichiara Luca Breglia dell’a anti-frode.

Azioni del genere comportano danni alla salute, visto che si tratta di sostanze cancerogene e danni anche all’immagine dell’olio italiano, che già dopo lo scandaloso articolo del New York Times, all’estero non riesce a decollare come quello spagnolo.

Servono pene più severe per chi falsifica prodotti che dovrebbero essere la punta di diamante del nostro paese, perché in questo modo si uccide il sacrificio di chi opera con fatica e rispetto del territorio. Già, l’accusa non dovrebbe essere frode, ma omicidio colposo nei confronti dell’agricoltura.