Lombardia

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Qualcuno erroneamente potrebbe pensare che la Lombardia non sia una regione particolarmente votata alla viticoltura; nonostante nell’immaginario collettivo la regione lombarda sia nota per le attività del settore terziario ed in ambito agricolo per allevamenti offre agli affezionati del vino bottiglie indimenticabili. Ha ben cinque DOCG e saranno le sole di cui tratteremo in questo post (a nostro avviso rappresentano la regione nella sua essenza), evitando le 22 DOC:

Franciacorta
Oltrepò Pavese Metodo Classico
Scanzo o Moscato di Scanzo
Sforzato di Valtellina o Sfursat di Valtellina
Valtellina Superiore

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Le superfici vitate infatti rappresentano tutto sommato la realtà lombarda in modo chiaro: Pinot Nero / Bianco e Chardonnay confluiscono nel Franciacorta e nell’ Oltrepò Pavese Metodo Classico, la Croatina, la Barbera e il Riesling nell’ Oltrepò Pavese. Menzioniamo il Nebbiolo, conosciuto come Chiavennasca, coltivato invece in Valtellina.

Dopo la mappa troverete i dettagli:

Mappa tratta da www.vinostore.it

Mappa tratta da http://www.vinostore.it

Franciacorta

Ci troviamo nella zona di Brescia e la Franciacorta acquista di anno in anno fama e qualità grazie alla sua recente vocazione spumantistica. C’è chi prova a paragonare Franciacorta e Champagne che sono territori diversi non solo geologicamente, ma anche culturalmente. Per questo vi consigliamo di evitare paragoni. Godiamoci i due prodotti singolarmente apprezzandone le caratteristiche particolari di ognuno. Il nome deriva da Curte Franca perché nel 1400 circa era una zona esente da dazi doganali da parte di Venezia.
Il vino spumante, che prevede un lungo periodo di 25 mesi dalla vendemmia, di cui 18 in bottiglia a contatto con i lieviti (sur lie). Lo spumante può essere senza dosaggio, extra brut, brut, extra dry, dry e demi-sec (ricordiamo che tutte queste nomenclature identificano la quantità di zuccheri, in ordine dal più secco per poi salire nella scala di dolcezza).

I vitigni consentiti sono lo Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Il colore di solito è paglierino/verdolino, con perlage fine e persistente. Gli aromi sono quelli fragranti dei lieviti per lasciare poi spazio ad agrumi come lime. Buona la persistenza aromatica. Le bollicine rendono il Franciacorta un vino facilmente abbinabile, in quanto in grado di pulire la bocca da molte sensazioni date dal cibo. Solitamente si beve entro 2/3 anni dalla data di sboccatura. I vini millesimati possono durare di più.  

Valtellina

Da Brescia facciamo un bel salto a nord della regione e ci spostiamo in Valtellina. Accoglie il letto del fiume Adda questa vallata, ricca di pendii rocciosi e piccole pianure, scaldata dalle forti temperature estive e teneramente abbracciata dallo stesso fiume che con il suo calore corporeo culla i vigneti a bacca rossa esposti verso sud.
Si potrebbe descrivere così il territorio della Valtellina dove si trovano vitigni capaci di esprimere picchi di qualità grazie a questo microclima che rende il luogo ricco di DOCG e DOP. Uve Nebbiolo in grado di offrire prodotti simili, quasi fratelli a quelli delle più note aree di Barolo.
Il Valtellina Superiore DOCG deve essere prodotto con uve Nebbiolo per almeno il 90%, al quale si possono integrare altre uve autorizzate dal Disciplinare della DOCG. L’invecchiamento obbligatorio è di due anni, tre invece per la riserva. E’ possibile trovare il Valtellina Superiore in quattro sottodenominazioni: Sassella, Valgella, Inferno e Grumello. Il vino solitamente è rosso rubino granato, con sentori di frutta e spezie. Interessante la persistenza aromatica. Come altri nebbiolo trova abbinamenti con formaggi di lunga stagionatura, carni rosse e tradizione territoriale con i pizzoccheri, un tipo di pasta di farina condita con bietole, grana e valtellina casera DOP. Esiste poi il Valtellina meno strutturato. Quando le uve vengono sottoposte ad appassimento si ottiene lo Sforzato Sfursat di Valtellina.

L’ Oltrepò Pavese.

Dove finisco le colline piemontesi e inizia la pianura lombarda troviamo l’Oltrepò Pavese, ovvero la parte della provincia di Parma situata oltre il Pò. La DOC della zona prevede ben 22 vini diversi, ottenuti principalmente da:

Barbera
Croatina (detta localmente Bonarda)
Uva rara
Vespolina detta anche Ughetta di Canneto
Pinot nero
Riesling ossia il cosiddetto Riesling Renano
Riesling Italico
Cortese
Moscato bianco
Malvasia di Candia
Chardonnay
Sauvignon
Cabernet Sauvignon

Una varietà talmente elevata di tipologie che in passato l’ Oltrepò era conosciuto come la Cantina di Milano. Ne elencheremo solo alcuni.

Il pinot nero ha trovato in questa zona un terreno altamente favorevole in grado di dare grandi spumanti. A seconda del metodo di fermentazione abbiamo L’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, e l’Oltrepò Pavese DOC ottenuto invece con il metodo Martinotti. Il vino è prodotto con Pinot Nero in prevalenza al quale si può aggiungere Pinot Bianco, Chardonnay e Pinot grigio. Il profumo è quello tipico degli spumanti, note fragranti di pane e vaniglia.

Per i rossi non possiamo citare l’Oltrepò Pavese Bonarda, a base di uva Croatina e l’Oltrepò Pavese Rosso a base di Barbera.

Per i bianchi invece interessante è l’ Oltrepò Pavese Riesling prodotto con il Riesling Italico e il Riesling Renano. A seconda di quale dei due vitigni è in maggioranza per almeno l’85% verrà chiamato Renano o Italiano. Il colore è bianco paglierino con riflessi verdi, fruttato e aromatico.

Abbiamo poi il Moscato di Scanzo. 

Per disciplinare la coltivazione del Moscato di Scanzo, vitigno a bacca rossa,  è consentita solo nella fascia collinare del Comune di Scanzorosciate, nella maggior parte in vigneti coltivati a pergola su cordone speronato e gouiot.

La vendemmia è tardiva (ottobre). Le uve vengono fatte appassire per un periodo che va da 20 a 50 giorni su graticci e anche in ambienti condizionati con temperatura non superiore ai 15 gradi.

Dopo la torchiatura, il prodotto viene conservato in vasi vinari di acciaio e potrà essere imbottigliato per la vendita solo dopo un minimo di due anni di invecchiamento. In bottiglia lo si può conservare anche per lunghi periodi, sempre in condizioni ambientali favorevoli.

Il Moscato di Scanzo è un vino prettamente da meditazione, di colore rosso rubino carico, estremamente profumato, speziato, con sapori, di prugna, frutti di bosco, rosa canina, marasca e salvia sclarea e con retrogusto amarognolo, classico dei moscati.

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